Monday, 3 August, 2020 23:15

Bandiera al “Botteghino”: da sempre nonviolenti e coi No Tav

BUSSOLENO 25/02/2012 - MARCIA IN VAL DI SUSA CONTRO IL CANTIERE DELLA TAV TORINO-LIONE.
FOTO ALPOZZI/INFOPHOTO

 

Si è animato nei giorni scorsi il dibattito per una bandiera No Tav esposta al Circolo Arci Il Botteghino, si è parlato di appartenenza ed identità, si è parlato di democrazia interna e scelte condivise. Vogliamo cogliere questa occasione come un’opportunità, senza dubbio per avviare una riflessione in seno all’associazione, ma anche per fornire spunti di discussione, per costruire momenti di informazione e sensibilizzazione.

Informazione perché ci rendiamo conto che più che mai su questo tema l’opinione della gente è filtrata e condizionata della rappresentazione mediatica che viene fatta della vertenza No Tav, in cui i giornali e le tv hanno focalizzato l’attenzione sugli scontri, sui tralicci, sulla contrapposizione tra manifestanti e forze dell’ordine. Un appiattimento che ha fatto sparire totalmente anni di lotte sul territorio, in cui la protesta è stata ampia, trasversale, con la presenza delle istituzioni, dei sindaci, delle parrocchie, di un largo fonte di associazioni, della gente comune che si è opposta allo scempio inutile di un paesaggio, delle risorse e delle potenzialità di un territorio, al dissesto idrogeologico di una valle.

Vogliamo provare a raccontare tutto questo, raccontando anche il fallimento della politica in quel territorio. Una politica che non ha voluto ascoltare, che è andata avanti nonostante tutto assumendosi la responsabilità di rompere il patto di fiducia che è alla base della relazione tra cittadino e rappresentanza, determinando una tensione sociale esplosa ormai con tutta la sua potenza.

La vertenza della Valdisusa ha perciò tutto il sostegno dell’Arci, impegnata da sempre nella difesa del territorio e nel supporto a vertenze locali. Crediamo ai processi di partecipazione dal basso e crediamo che le comunità debbano essere protagoniste delle scelte che determinano il futuro del territorio. In quella vertenza vi stiamo ovviamente con i distinguo dell’Arci, che fa della pratica non violenta la conditio sine qua non per l’espressione del dissenso. Ma è una vertenza nostra, perché la storia di quella Valle rappresenta quanto la chiusura al confronto ed al dialogo siano devastanti per la coesione sociale di un territorio, rappresenta l’incapacità di fermarsi e tornare indietro cercando alternative possibile, nel segno della valutazione sull’impatto ambientale, e della riperimetrazione di costi e benefici.

Oggi tutto questo trova sfogo unicamente nel conflitto e nello scontro, abbiamo assistito alla criminalizzaizone della protesta ed anni di lotte sul territorio sono completamente scomparse. Il 15 luglio si sono compiuti 25 anni di opposizione al progetto della Tav Torino-Lione, ed è dal 1995 che il logo No Tav rappresenta una storia di giustizia negata ad un territorio. Una storia nella quale è in gioco il modello di sviluppo a cui tendiamo e la gestione dei processi democratici. La questione Tav è scomoda, tanto più perché impone una riflessione di carattere non soltanto politico, ma culturale, all’origine di tutto non vi è unicamente la valutazione dell’impatto di un tunnel scavato in una valle larga poco più di un kilometro mezzo ma una riflessione sul modello di sviluppo possibile.

Come Arci abbiamo affrontato questo tema nel nostro ultimo congresso nazionale approvando un documento politico in cui si respinge con forza ogni azione di criminalizzazione del dissenso ed in cui si ribadisce la necessità di porre un freno al consumo di suolo e alle grandi opere, destinando invece le opportune risorse alla messa in sicurezza del territorio. Ecco, il nostro ruolo può essere questo, quello di stimolare il confronto e la discussione, nel rispetto dei percorsi democratici della nostra associazione per cui ciascun circolo si esprimerà e caratterizzerà sui temi che maggiormente lo rappresentano e lo farà, come è stato per il Circolo Il Botteghino, all’interno dei propri organismi.

Per questo realizzeremo nelle prossime settimane un’assemblea di approfondimento in cui inviteremo nostri rappresentanti della Valdisusa per accompagnarci in questo percorso di confronto, di analisi, di discussione e di formazione. Siamo un’associazione che non ha paura di affrontare anche i temi giudicati scomodi, e lo fa con le sue modalità e la sensibilità, convinti che occasioni come questa siano opportunità per una crescita collettiva.

E siamo orgogliosi di quanto i nostri luoghi siano ancora vivi, capaci di appassionarsi ed anche di indignarsi per una bandiera, perché ogni occasione per noi è un’opportunità di confronto, di dibattito. Questo significa che la nostra democrazia interna gode di ottima salute, che il senso civico dei nostro soci è integro e vivace. Fuori dall’Arci, ahimè, tutto questo accade sempre più raramente.

E ci fa sorridere quando d’un tratto di accendono i riflettori su di noi, in cui veniamo osservati con occhi stupiti, tra il serio ed il faceto. Noi siamo questo, e lo siamo sempre stati, quelli che non hanno timore di affrontare anche le proprie contraddizioni, quelli che organizzano assemblee animate per dibattere del dito e della luna. Questo è per noi l’aspetto più prezioso della democrazia dal basso.

Arci Valdera