Thursday, 30 June, 2022 05:24

No a nuove infrastrutture militari, la promozione di una cultura di pace inizia dal territorio

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Comunicato stampa Arci Valdera
No a nuove infrastrutture militari, la promozione di una cultura di pace inizia dal territorio

La nostra posizione di contrarietà sulla base di Coltano è una posizione che va ben oltre la mera tutela del parco, ma che guarda alla smilitarizzazione del territorio, ad una riflessione sugli investimenti pubblici e la loro destinazione alla sicurezza e protezione sociale. 190 milioni provenienti dal fondo per la Coesione Sociale debbono andare a sostenere infrastrutture sociali, interventi di protezione sociale, welfare sostenibile, non certo in nuove infrastrutture militari.

La nostra è una riflessione che guarda anche allo sviluppo territoriale e alle riflessioni del movimento pacifista. Le scelte di pace non le si esercitano solo sui grandi scenari internazionali, ma ogni singola amministrazione ha l’onere di assumersi la responsabilità delle scelte che compie sul proprio territorio. Le scelte di pace sono scelte politiche, sempre, nel contesto locale come nello scenario internazionale.

Urge fare chiarezza e costruire una narrazione chiara, che informi i cittadini del progetto nella sua interezza e complessità.
Una precisazione doverosa, non stiamo parlando di una scuola carabinieri, di una sorta di accademia come sentiamo vociferare in giro, ma di una base, di un campo di addestramento per forze speciali, destinate a zone di guerra.
Questo è il reggimento Carabinieri paracadutisti “Tuscania”, un’unità militare dell’Arma dei carabinieri, formata da paracadutisti, specializzato nelle missioni militari fuori area, nella sicurezza delle rappresentanze diplomatiche a rischio ma anche nelle operazioni speciali delle forze armate, tra le ultime missioni Libia, Iraq, Afghanistan.
E stiamo parlando di un progetto governativo che non sarà aperto alla concertazione, nè alle suggestioni del territorio. Sarà un’area invalicabile, come tutte le aree militari, e come tutte le aree militari diventerà strategica nei momenti di conflitto internazionale. Non a caso il governo lascia la libertà alle amministrazioni di valutare opzioni alternative, fermo restando la prossimità all’areoporto militare di Pisa da dove si partirà per le zone di guerra.

Un progetto ben definito che prevede un eliporto, una torre di ardimento, un poligono, un’area per l’uso di esplosivi, un campo di addestramento, un’area di stoccaggio, riserve munizioni interrate e molto altro.
Tutto questo comporterà la cementificazione di decine di ettari di terreno, in un territorio già fortemente impattato dall’edilizia industriale, le aree di gestione e smaltimento dei rifiuti, le infrastrutture stradali.
Ci chiediamo se di tutto questo i cittadini siano stati informati, di fronte ad un progetto complesso sono necessarie narrazioni complesse.

Crediamo che su alcuni temi ci sia il bisogno di un profilo di grande coerenza, la promozione di una cultura di pace inizia sul territorio, dalle piccole grandi scelte.

Una cultura di pace si porta avanti scegliendo la diplomazia internazionale nella risoluzioni di conflitti piuttosto che promuovere una corsa agli armamenti, scegliendo di ridurre le spese militari nel bilancio statale a favore della sanità, della scuola, delle politiche di welfare.
Scegliendo oggi, a Pontedera, di pensare ad uno sviluppo del territorio che non passi dalla costruzione di una base destinata all’addestramento di forse speciali che intervengono in zone di guerra.
Se scegliamo la pace dobbiamo iniziare a smilitarizzare il territorio a noi più vicino.

La pace non è mai obsoleta e crediamo che sia importante che Pontedera e la Valdera tutta rimarchino con ancor più convinzione una vocazione profonda alla pace, oggi più che mai, in una fase in cui stiamo toccando con mano le risultanze di un’economia industriale ed ambientale di guerra ed osserviamo attoniti scenari di conflitti dalle proporzioni inimmaginabili.
Chiediamo alla nostra amministrazione comunale il coraggio della coerenza, quella bandiera della pace che con gioia vediamo sventolare dai balconi ha bisogno di essere supportata da scelte chiare, coerenti, ed anche coraggiose.

Esprimiamo grande preoccupazione, perchè crediamo che decisioni che impattano violentemente sulle comunità, sul disegno del territorio e sullo sviluppo locale non possano arrivare dall’alto ma debbano prevedere necessariamente l’ascolto di chi quei territori li vive, li anima e li tutela.

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